SISLEJ XHAFA / MOULIN ROUGE / Opening 31 march h 19
SISLEJ XHAFA
MOULIN ROUGE
Con un testo di Paola Nicita
Inaugurazione martedì 31 marzo 2009 ore 19
“Reality is stronger that art. As an artist I do not want to reflect a reality, but I do want to question it. My social upbringing does not embrace, rational linear actions.
I approach the world and life with primal instinctive behaviour”.
Intervista di Gilane Tawadros a Sislej Xhafa, catalogo della mostra “Transmission Interrupted”,
Modern Art Oxford, 2009
lIl Magazzino è lieto di annunciare la seconda mostra personale di Sislej Xhafa, dal titolo "Moulin Rouge".
Si tratta di una nuova serie di lavori che confermano la volontà dell'artista di porre interrogativi allo spettatore attraverso le sue opere e spesso di non dare risposte, confermando la sua abilità di consumato bricoleur che rifiuta di essere fedele ad uno stile, utilizzando diverse forme espressive.
Da molti anni Sislej Xhafa ha incentrato il suo lavoro artistico sui temi delll’economia, del sociale, delle realtà politiche, in relazione alla multiforme varietà della società moderna.
Così, ad esempio, le indagini di Sislej Xhafa sul turismo o sull’illegalità forzata scelgono un linguaggio minimale, ma al contempo ironico e sovversivo, adoperando indifferentemente vari media, dalla scultura al disegno, dalla performance alla fotografia.
I risultati sociali delle teorie economiche, e nel complesso l’esito concettuale che assumono le loro complesse relazioni, sono da anni il cuore pulsante della ricerca artistica di Sislej Xhafa, che ridiscute lo status giuridico del suo paese d’origine, il Kosovo, presentando se stesso come Padiglione Clandestino alla Biennale di Venezia; oppure è nei panni di un broker che, anziché azioni, vende e compra le partenze e gli arrivi dei treni nella performance “Stock exchange”.
In una piazza di Torino, posiziona un’agenzia di lavoro interinale che è in realtà una sorta di quinta teatrale; a New York, riflette sul concetto di sicurezza e stabilità, e a Manhattan fa percorrere la strada principale da un camion degli anni Cinquanta carico di giovani avvocati che declamano a gran voce le pagine gialle alla voce: “Lawyers”, avvocati.
Così l’artista, con un inedito punto di vista, indaga i sintomi della rottura delle società globale contemporanea.
"E' un artista che opera assolutamente e paradossalmente in uno spirito duchampiano, ma senza l'indifferenza di Duchamp".
“It’s a politics of interruption, upsetting the configuration of forces determining what is visible and what is not, what forms of speech are understood as discourse and which are only perceptible as noise, who is designated as a speaking subject and who is merely spoken to”.
Jacob Proctor, Playing Prisoner’s Dilemma – Iniside the world of Sislej Xhafa in «Bidoun», #11, Summer 2007
Sislej Xhafa, nato nel 1970 a Peja, Kosova. Vive a New York.
Selezione di mostre personali e collettive: Trasmission Interrupted, Modern Art Oxford; Havana Biennial, Havana, Cuba (2009); Biennale of Gwangju, Gwangju, Corea ; MOCAD Museum of Contemporary Art of Detroit Business As Usual; Schirn Kunsthalle All-Inclusive. A Tourist World Frankfurt (2008); Istanbul Museum Of Modern Art Time Present, Time Past, Istanbul; Göteborg International Biennial for Contemporary Art Rethinking Dissent, Göteborg, Sweden; Mori Art Museum All About Laughter Humor in Contemporary art Tokyo (2007); I Bienal de Arte Contemporáneo de Sevilla, Fundación BIACS, La alegria de mis sueños, Monasterio la Cartuja de Santa María de las Cuervas, Sevilla; The Renaissance Society, New Video, New Europe, Chicago; Museum of Contemporary Art, St.Louis; Tate Modern, London; Stedelijk Museum, Amsterdam, North Dakota Museum of Art, Grand Forks; Fundació ‘la Caixa’ la Sala Montcada, Barcelona; Haifa Museum of Art, Israel (2004), Palais de Tokyo, Paris (2003), Gwangju Biennial, Pause, Gwangju (2002); Istanbul Biennial, Egofugal, Istanbul; S.M.A.K., Casino, Gent; PS1, Uniform, New York (2001); Manifesta III, Ljubljana, Slovenia, S.M.A.K., Over the Edges, Gent (2000); and the Venice Biennale (1997,1999, 2005)
Premi: ammesso alla seconda fase del concorso “MAXXI 2per100” (2009); NEONS in
collaboration with Contemporary Art Fund of the City and Canton of Geneva (Fmac and
FCAC) Plaine de Plainpalais; Geneva (2008); Primo Premio Fondazione Pistoletto, Biella
(2001); Primo Premio Artista Emergente Italiano/Fondazione Querini Stampalia; Premio
Querini- Furla per l’Arte, Venezia (2000); Primo Premio a "Onufri" Galleria Nazionale,
Tirana (1999)
Questo testo va letto - possibilmente - dopo:
Whispering ink - aver controllato la vostra posta elettronica
Theatre of teeth - aver letto on line il primo titolo di un giornale italiano
Moulin Rouge - aver letto on line il primo titolo di un giornale americano
Shy grey - aver guardato fuori dalla finestra.
Lo spettacolo dello sguardo è diventato l’immagine riflessa della cultura occidentale,
oltrepassando anche la definizione deybordiana di una società dello spettacolo. Qui si è
ormai superato ogni schema strutturale: i codici visivi sono stati frullati da una macchina
potentissima che è sfuggita al controllo del suo inventore, le regole del gioco scardinate
attraverso un viaggio senza ritorno.
Ma quando è successo? Eppure, se si osserva la struttura iconografica, i punti di
riferimento appaiono al loro posto, i dettami del codice rigorosamente rispettati, il pattern
di base non sembrerebbe modificato.
Silente e contagioso come un virus sconosciuto, qualcosa si è lentamente insinuato in un
meccanismo perfettamente rodato, e ne ha alterato pericolosamente la ragion d’essere.
La nuova strategia della tensione sa dunque come organizzare la sua esistenza, e non
importa nemmeno che essa esista per davvero.
L’invisibilità è la sua forza, pronta a percorrere con irridenza il tempo dello sguardo, volto
all’affannosa ricerca del dato visibile.
Così, nella nostra segreta iconoteca sono allineate, in ordine e in sequenza rodata, anche
quelle immagini che si presentano davanti al nostro sguardo per la prima volta: e qui si
potrebbe sostenere che, se è pur vero che si riesce a vedere anche ciò che non si
conosce, è ancora più difficile vedere ciò che si conosce: perché la pre-visione, o
piuttosto un nostro intimo meccanismo, riesce a stabilire dove inizia e dove finisce
l’immagine che si pone dinnanzi al nostro sguardo ancor prima che la visione abbia
completato il suo corso. E a determinarne, così, senso e significato.
Il meccanismo dello sguardo e la sua incidenza nella storia hanno da sempre
caratterizzato l’opera di Sislej Xhafa, che con questa nuova selezione di lavori raccolti
con il titolo “Moulin Rouge” rilancia sul tavolo una serie di interrogativi, tra ironia,
delicatezza e ferocia.
Ed è il presente, fortemente, ad essere protagonista di questa narrazione visiva; e di
quanta forza sia potenzialmente ricca l’immagine, anche nella sua solitudine, lo scrive
Didi-Huberman, in “Immagini malgrado tutto”: < La congiunzione delle immagini, sempre
lacunose e relative, apre una via per mostrare malgrado tutto ciò che non si può vedere>.
Un po’ teatro dell’assurdo e un po’ can-can, ma anche un po’ tragedia, che ha come
protagonisti a volte anti- eroi e a volte superumani: nel grande spettacolo che Sislej Xhafa
allestisce per il nostro sguardo, le immagini rimontate in un contesto risematizzato si
mostrano a noi un secondo appena prima di esplodere, di cancellare, ancor prima che la
propria esistenza, il loro significato più autentico.
Il tempo di noi spettatori è, rispetto all’immagine, sempre off-synchro: e neppure vivere da
protagonisti permette una consapevolezza piena dell’immanente.
Tutto è accaduto, lo abbiamo visto, ma non per questo motivo possiamo avere la certezza
che sia esistito; e dove si colloca dunque la memoria, in un contesto che sfalda le
categorie dell’agire umano?
Però si può scoprire un dato importante, e svelare che il gioco di forze contrapposte con
esibita violenza cela in realtà una fragilità estrema.
Ecco perché lo sberleffo alle regole deve essere ancora più tagliente, ecco perché la
pratica del dubbio appare come l’unica soluzione possibile per scongiurare le dittature,
ecco perché il sentimento deve esistere senza altro fine o giustificazione che se stesso.
Tra iconofilia e iconofobia, l’opera d’arte riaccende l’attenzione sul valore della sua più
profonda e autenticamente ineludibile capacità narrativa, come depositaria imprescindibile
di cultura e poesia: per Sislej Xhafa, al di là dell’immagine, c’è ancora il potere dello
sguardo, che nell’istante dell’incontro, si oppone alla frattura totale.