All I Remember | 2010

11/05/2010 • 30/06/2010

 

Magazzino è lieta di annunciare la seconda mostra personale in galleria di Elisabetta Benassi, dal titolo All I Remember, che inaugurerà Martedì 11 maggio e rimarrà aperta fino al 30 giugno 2010.

All I Remember è il titolo di un romanzo mai pubblicato di Gertrude Stein, scelto dallʼartista per il progetto che ha sviluppato nel corso degli ultimi due anni e che arriva oggi alla sua prima presentazione: la costruzione di un archivio di “immagini” (fotografie di cronaca e reportage) recuperate ed estrapolate dagli archivi della stampa italiana e internazionale, di cui viene mostrato soltanto il lato posteriore, sul quale sono impresse la didascalia dellʼimmagine e altre informazioni indispensabili alla sua pubblicazione (didascalie, date, riferimenti di archivio, note manoscritte). Queste “immagini”, in realtà puramente verbali, formano uno straordinario archivio in divenire in cui la grande storia si mescola in un unico flusso alla cronaca, i fatti quotidiani agli eventi memorabili, creando un inedito ritratto del Novecento che può essere soltanto immaginato attraverso le parole che lo descrivono.

Lʼartista sottrae così agli spettatori lʼimmagine e con essa il suo valore di simulacro, traducendola in un dispositivo – costruito intorno a una macchina per microfilm, dal titolo Memorie di un cieco – che invita lo spettatore a percorrere una nuova iconologia del XX secolo.

In un altro degli ambienti della galleria, lʼartista presenta Them, una serie di acquarelli che riproducono gli stessi dorsi delle foto dʼarchivio. Lʼimmagine “priva di immagine”, riprodotta in modo maniacale ed esatto dal dispositivo manuale della pittura, funziona come meccanismo di ricostruzione di una memoria distaccata dallʼaspetto iconografico, una sorta di diversione nel processo di formazione del nostro immaginario.

Una lampada morse usata per le segnalazione sulle navi da guerra proietta infine dallʼinterno della galleria fino sulla strada lampi di luce in codice morse, riconnettendoci a quello spazio della vita reale, a quel “davanti” che entrando ci siamo lasciati alle spalle.

La mostra è accompagnata da un testo critico di Andrea Cortellessa e unʼintervista di Cloe Piccoli.