Altre voci, altre stanze | 2003

26/06/2003 • 10/10/2003

 

Dopo le mostre di Massimo Bartolini, Atelier van Lieshout, Vedovamazzei, Daneiele Puppi, la personale di Jonas Dahlberg prosegue il programma Altre voci, altre Stanze/Other voices, other rooms, a cura di Cloe Piccoli per il Magazzino d’Arte Moderna. Altre voci, altre Stanze/Other voices, other rooms considera l’interesse di molti artisti contemporanei per gli ambienti. Spazi astratti o praticabili, vere e proprie architetture, o simulazioni virtuali, progetti in miniatura, o interventi in autentici edifici, negli ultimi anni molti artisti hanno scelto di lavorare sugli spazi. Così hanno costruito stanze, case, studi, studioli, barche, quartieri, intere città, con l’intenzione umanistica, di rimettere l’uomo al centro dell’universo, con l’idea di creare spazi come luoghi dell’esperienza il cui carattere preciso e peculiare stimola la mente e i sensi e va a toccare l’emotività più profonda.

Proprio mentre l’ urbanistica si sta sviluppando secondo il modello della città diffusa, (Generic City), come l’ha definita l’architetto olandese Rem Koolhaas nel suo libro S,M,L,XL, ovvero in giganteschi agglomerati urbani, privi di storia e di radici, caratterizzati da identità variabili e in continua trasformazione, gli artisti inventano e costruiscono spazi in cui ritrovarsi e riconoscersi, dall’identità precisa, definita, inconfondibile.
Se la Generic City, questo complesso e inafferrabile fenomeno contemporaneo è “un luogo liberato dalla prigionia del centro e dalla tirannia dell’identità … una città senza storia … abbastanza grande per tutti … ugualmente eccitante o noiosa, indistintamente in ogni punto … superficiale come uno studio di Hollywood, che può produrre una nuova identità ogni lunedì mattina”, gli artisti creano invece ambienti personali e paradossali, dove nulla è scontato o casuale, ma in cui ogni elemento interagisce con il fruitore.

Alla sua prima mostra personale italiana l’artista svedese Jonas Dahlberg presenta tre installazioni ambientali che comprendono disegni, fotografie, e proiezioni. Con Safe zones no 1, 1995-2003, Untitled (Horizontal Sliding), 2000, Plan drawing Set design for “Untitled (Horizontal Sliding)”, 2000-2003, Dahlberg crea un percorso spaziale in galleria che si snoda fra i temi del controllo e della sorveglianza. Come lo spazio può essere monitorato, controllato, spiato? Come queste azioni modificano l’interpretazione del luogo? E come influiscono sul comportamento delle persone? Così Dahlberg crea, e sottolinea, situazioni e ambienti in cui la sorveglianza attiva o passiva, subita o esercitata, innesca una

serie di trasformazioni sul comportamento delle persone, sulla loro percezione di luoghi e situazioni. In Safe Zone n° 1, un lavoro a cui l’artista si dedica da anni, che viene presentato per la prima volta al magazzino d’Arte Moderna, l’artista ridisegna completamente l’assetto del suo appartamento in relazione alla scoperta di un altro luogo minaccioso, che lui stesso inizia a studiare in maniera ossessiva. I luoghi di Dahlberg, in film, installazioni, fotografie, o disegni, hanno anche una forte valenza poetica e introspettiva, sono ambienti deserti e stranianti, che introducono il visitatore in un percorso fisico e mentale.
Presente alla Biennale di Venezia in corso, nella mostra Ritardi e Rivoluzioni, Jonas Dahlberg, ha partecipato a prestigiose rassegne internazionali fra cui Manifesta 4 European Biennial of Contemporary Art, a Francoforte, nel 2002, e CTRL SPACE, ZKM, Zentrum für Kunst und Mediatechnologie, a Karlsruhe, nel 2001.

*Il giorno dopo l’inaugurazione Jonas Dahlberg presenterà il suo lavoro in un incontro alla Fondazione Olivetti