Dr. Jekyll & Mr. Hyde – New Works From Berlin

16/03/2012 • 30/04/2012

 


“È dunque da attribuirsi più all’esigente natura delle mie aspirazioni che a una mia speciale degradazione, il motivo per cui si separarono in me, con un solco più profondo, le regioni del bene e del male che dividono e compongono ad un tempo la duplice natura dell’uomo. Per quanto io fossi preda di un profondo dualismo, le due nature in me coesistevano in perfetta buona fede [...] Vidi che, se potevo a ragione considerarmi l’uno e l’altro dei due esseri che lottavano nella mia coscienza, ciò si doveva al fatto che io ero radicalmente ambedue, e ho cominciato a vagheggiare il pensiero della separazione di quegli elementi.” (R.L. Stevenson – Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde)
Magazzino è lieta di presentare Dr. Jekyll & Mr. Hyde, una mostra a cura di Vita Zaman con la partecipazione di David Adamo, Tim Eitel, Andy Hope 1930, Robert Janitz, Gianluca Malgeri, Andrea Salvino, Dirk Skreber. Prendendo spunto dal celeberrimo romanzo di Robert Louis Stevenson, la mostra mette in scena una sorta di sceneggiatura emozionale che racconta, in una serie di mitologie, realtà, eccessi ed assenze, stati visivi estremi così come appena visibili, la complessità delle ricerche legate alla pittura, attraverso le opere dei sette artisti partecipanti.
Questa ricerca spazia tra l’astrazione materica di Robert Janitz, le atmosfere fredde e metafisiche – noir, per restare in tema letterario/cinematografico – delle opere di Tim Eitel, la figurazione esplicita e antistorica dei quadri e dei disegni di Andrea Salvino, le venature neo-pop delle opere di Andy Hope e Dirk Skreber, che sconfina nella scultura. Scultoree sono anche le espressioni di David Adamo e Gianluca Malgeri, legati in diverse maniere ad un linguaggio di matrice poverista: da un lato, la gestualità performativa, la manipolazione della materia che ne rivela gli equilibri precari ed evidenzia nuove funzioni semantiche e simboliche (Adamo); dall’altro, l’utilizzo dell’oggetto-traccia, reperto, elemento riscrivibile e combinabile in una sorta di archeologia del presente, tema centrale nell’opera di Malgeri.
A voler dare una spazialità concreta a questa concorrenza di posizioni, anime ed atteggiamenti, la mostra si articola negli spazi della galleria come un discorso confuso, talvolta affollato ma rarefatto al tempo stesso, un flusso schizoide di immagini che non nega, ma anzi suggerisce, la possibilità di un dialogo tra attori così diversi.