Altre voci, altre stanze | 2002

31/10/2002 • 10/01/2003

 

Dopo le  mostre di Massimo Bartolini, Atelier van Lieshout, Vedovamazzei, la personale di Daniele Puppi prosegue il  programma Altre voci, altre Stanze/Other voices, other rooms, a cura di Cloe Piccoli per il Magazzino d’Arte Moderna. Altre voci, altre stanze/Other voices, other rooms  considera l’interesse di molti artisti contemporanei per gli ambienti. Spazi astratti o praticabili, vere e proprie architetture,  o simulazioni virtuali, progetti in miniatura,  o interventi in autentici edifici,  negli ultimi anni molti artisti  hanno scelto di lavorare sugli spazi. Così hanno costruito stanze, case, studi, studioli, barche, quartieri, intere città, con l’intenzione umanistica, di rimettere l’uomo al centro dell’universo, con l’idea di creare spazi come luoghi dell’esperienza il cui carattere preciso e peculiare stimola la mente e i sensi e va a toccare l’emotività più profonda.
Proprio mentre l’ urbanistica si sta sviluppando secondo il modello della città diffusa, (Generic City), come l’ha definita l’architetto olandese  Rem Koolhaas nel suo libro S,M,L,XL, ovvero in giganteschi agglomerati urbani, privi di storia e di radici, caratterizzati da identità variabili e in continua trasformazione, gli artisti inventano e costruiscono spazi in cui ritrovarsi e riconoscersi, dall’identità precisa, definita, inconfondibile.
Se la Generic City, questo complesso e inafferrabile fenomeno contemporaneo è “un luogo liberato dalla prigionia del centro e dalla tirannia dell’identità …una città senza storia …abbastanza grande per tutti …ugualmente eccitante o noiosa, indistintamente in ogni punto …superficiale come uno studio di Hollywood, che può produrre una nuova identità ogni lunedì mattina”, gli artisti creano invece ambienti personali e paradossali, dove nulla è scontato o casuale, ma in cui ogni elemento interagisce con il fruitore.

Daniele Puppi lavora sullo spazio registrando attraverso il video dinamiche e sinergie che si creano fra l’ambiente e il soggetto che lo pratica. Ogni lavoro di Puppi intitolato “Fatica”, seguito da un numero, riprende l’artista stesso che compie un’azione all’interno di uno spazio. L’azione, o la fatica, trasforma lo spazio stesso, mettendo in luce nuovi aspetti di quel luogo e nuove possibilità d’esperienza in quel luogo specifico. Successivamente l’artista proietta il video in un’installazione video sonora in cui spazio virtuale e spazio reale si sovrappongono rivelando aspetti nuovi e straordinari del quotidiano, svelando energie latenti negli spazi che pratichiamo ogni giorno.
“Ogni spazio è una realtà con una sua vita propria una sua essenza da percepire”, ha scritto Daniele Puppi in un suo autoritratto pubblicato su Tema Celeste, “In sé è potenziale di forze in movimento. Uno ‘spostamento’ inedito  ne può far scaturire qualità e caratteristiche inespresse.”
Per il Magazzino d’Arte Moderna di Roma  l’artista sta lavorando in galleria alla realizzazione di una installazione video sonora realizzata sullo spazio e sull’architettura di questo luogo, nel centro storico di Roma, così ricco di storia e così attivo nell’ambito dell’arte contemporanea internazionale.