Disegni | 2004

22/10/2004 • 06/12/2004

 

Massimo Bartolini e Nedko Solakov

Il Magazzino d’Arte Moderna presenta per la prima volta insieme in una mostra, i disegni di Massimo Bartolini e Nedko Solakov, a dimostrazione del fatto che questa tecnica continua a essere un luogo di ideazione e meditazione e ad avere un ruolo centrale nella produzione artistica contemporanea.

Il lavoro di Bartolini indaga la percezione dello spazio e le sue possibili esperienze e modifiche. Utilizzando varie tecniche – installazione, video, fotografia – l’artista crea ambienti nei quali coinvolge lo spettatore nel processo di comprensione e interpretazione di forme e strutture architettoniche. L’installazione Tamburo, lavoro site-specific concepito per il Magazzino d’Arte Moderna (ora nella collezione del Castello di Rivoli) nel marzo 2002, esemplifica tale ricerca.

Dopo “Quaderno” un libro di disegni edito dalla galleria e curato da Laura Cherubini, Bartolini presenta i suoi nuovi lavori realizzati su fogli di carta piegata in modo tale da ottenere delle linee intersecanti che definiscono lo spazio prima vuoto della

pagina,rendendolo tridimensionale. “Come in una scultura non abbiamo a che fare con un piano , ma con un corpo” (L. Cherubini). Nei punti di incontro o come nel caso di questi ultimi seguendo l’andamento delle pieghe, Bartolini disegna gli alberi o la siepe del suo giardino. Saranno inoltre presentati per la prima volta dei disegni realizzati incidendo con la puntasecca una lastra di plexiglas in cui l’immagine è data dall’ombra che la parte incisa proietta sulla parete. Ultimo risultato di una ricerca che tende a coniugare spazio reale e spazio immaginato.

Come Bartolini, il bulgaro Nedko Solakov si esprime utilizzando scultura, pittura, fotografia, disegno, installazione e performance, attraverso cui egli analizza il quotidiano, il comportamento e il linguaggio umano. Elemento comune del suo lavoro è la sua originale e spesso sovversiva ironia. In alcune delle sue opere più note, l’artista esamina o mette in discussione il sistema dell’arte contemporanea. In A Life (Black & White), presentata in occasione della Biennale di Venezia del 2001, due imbianchini dipingono ininterrottamente le pareti di una sala uno con il colore bianco e il secondo con il colore nero, l’uno ricoprendo e quindi cancellando ciò che l’altro ha in precedenza tinteggiato. Lo spettatore diventa partecipe di una situazione paradossale incui non solo il contesto istituzionale dell’arte, ma lo stesso senso dell’agire umano viene messo in discussione. In A (not so) White Cube, 2001 per il P.S.1 di New York, il pubblico si trovava in uno spazio espositivo apparentemente vuoto. Ad un secondo sguardo dettagli architettonici, fili elettrici, prese della luce sembrano prendere vita, grazie a commenti arguti scritti direttamente sui muri dall’artista. Ancora una volta Solakov trasforma l’azione passiva del vedere in partecipazione attiva, svelando in realtà come il white cube incarni solo un utopia illusoria e irrealizzabile.

Dagli anni ’80, Solakov usa la narrazione come linguaggio artistico specifico applicato sia all’installazione su grande scala che a disegni di piccolo formato. Il Magazzino d’Arte Moderna presenta la sua serie più recente di disegni dal titolo “Phenomena”. Le immagini delicate e poetiche e l’ironia dei loro testi interrogano in modo sottile l’autorità costituita, la percezione e l’esistenza umana.