Hysterical Fantasy

29/09/2012 • 15/11/2012

 

Günter Brus – Jan Fabre – Dennis Oppenheim – Sandra Vasquez de la Horra
A cura di Lorand Hegyi

L’idea della mostra Hysterical Fantasy è nata durante l’ultimo anno di vita di Dennis Oppenheim e si è sviluppata in una serie di scambi e discussioni tra il curatore Lorand Hegyi e l’artista, nel suo studio a Tribeca, a Catanzaro, a Saint-Etienne. In queste empatiche conversazioni Oppenheim parlava ripetutamente delle determinazioni spontanee, subconscie, irrazionali e incontrollabili, isteriche e caotiche che avrebbe voluto mostrare nel suo lavoro. In uno dei suoi brillanti saggi, aveva provato a rivelare le motivazioni più profonde del suo processo creativo e le aveva trovate risiedere nel desiderio irresistibile di “un’immersione quasi sciamanica nell’oscurità di se stessi”.

Il riconoscimento del potere di questa ingovernabile e inquietante “oscurità di sé stessi”, nei diversi contesti culturali e simbolico-formali, nei miti e nei culti, nella religione e nel linguaggio racconta in modo perfetto gli artisti nella mostra Günter Brus, Jan Fabre, Dennis Oppenheim e Sandra Vasquez de la Horra i quali creano ognuno un proprio immaginario, ogni volta radicalmente eccessivo, nella loro pratica artistica. Tre di loro, Brus, Fabre e Oppenheim condividono l’interesse per il teatro, la performance e la danza, per l’utilizzo diretto del corpo, mentre Sandra Vasquez de la Horra costruisce un immaginario sensuale e provocatorio nel quale il corpo è presentato in una contestualizzazione psicologica ed etno-culturale in cui la magia nera, la fantasia mistica e religiosa e la capacità connotativa del linguaggio giocano un ruolo fondamentale. Le rivelazioni del sé –provocatorie, scandalose, sofferenti e spesso scioccanti di Jan Fabre manifestano le forze nascoste di un’immaginazione senza limiti che crea figure e storie nell’oscurità dei segreti, dei tabù, dei desideri. Günter Brus coniuga geniali invenzioni linguistiche con la potente e sensuale incarnazione dei sistemi culturali della repressione e dell’auto-distruttività.

La mostra presenta esclusivamente disegni di questi quattro artisti provenienti dall’Europa, l’America del Nord e l’America Latina. La loro pratica del mezzo manifesta un forte e profondo coinvolgimento nei retaggi culturali delle epoche precedenti, dal Medioevo al tardo Simbolismo, dal Manierismo al Romanticismo. Tutti loro operano attraverso la presenza forte del testo nella struttura visiva, con la forza poetica presente all’interno delle immagini delle opere selezionate per la mostra.

Tutti e quattro gli artisti ignorano le tendenze e la ricerca di una coerenza formale nel proprio lavoro. Si concentrano, piuttosto, nella provocazione e nell’intensità del rivelare certi sentimenti forti e inevitabili, che dominano e determinano le nostre attitudini e reazioni. L’accumulo di momenti non pianificati e imprevisti, la visualizzazione di uno “stato interno di caos” è al centro del loro lavoro. Non è un paradosso che, mentre praticano una metodologia essenzialmente razionale, abbiano a che fare con attitudini irrazionali esaminando le realtà del patologico, della follia, dell’emozionale. Nel comunicare stati mentali nascosti, nell’accrescere la consapevolezza di un’architettura mentale, nel concretizzare un processo oscuro, si attua un confronto tra il metodo razionale e momenti di misterioso illuminismo, di intuizione, di reazione inconscia. Come spiega Oppenheim: “So che si tratta di una fantasia, che l’arte è il materializzarsi di una combinazione di urgenze sotterranee e misteriosi elementi di seduzione che ci connettono con forze primordiali, creando l’urgenza di concretizzare e comunicare. È tutto una fantasia isterica…”