Il sogno e la promessa | 2010

16/03/2010 • 15/04/2010

 

La galleria Magazzino d’Arte Moderna è lieta di presentare la prima mostra personale in Italia di Aleksandra Mir, a cura di Valentina Bruschi. La mostra, è costituita da una selezione di circa 20 opere, a tecnica mista su carta incorniciate con la foglia d’oro. I lavori sono stati realizzati dall’artista durante gli ultimi cinque anni da lei vissuti a Palermo.

“L’idea del viaggio nello spazio ha sempre avuto un certo fascino per Aleksandra Mir che ricorda di essere stata colpita da bambina, piccolissima, dalle immagini dello sbarco sulla luna. Infatti, una delle prime performance realizzate dall’artista è stata proprio First woman on the Moon nel 1999, in occasione del trentennale dell’impresa dell’Apollo 11, in cui ha messo in scena un primo approdo al “femminile” su una spiaggia olandese modificata in modo da sembrare la superficie lunare e ripresa dai telegiornali locali. Questa “ossessione” è continuata con il progetto Garden of Rockets (2004), dopo una visita al John. F. Kennedy Space Center in Florida, è precipitata nei Concorde Collages (2006) e nei progetti più monumentali come Gravity (2006), dove ha realizzato un missile gigante con detriti industriali e Plane Landing (2008), installazione gonfiabile che replica un aereo di linea lungo 20 metri, ancorato a terra ed in perenne fase di atterraggio.

Ed è proprio lavorando con questo tipo di immagini che è nata la serie Il Sogno e la Promessa, in cui l’artista utilizza la tecnica del collage, sovrapponendo alle raffigurazioni sacre quelle dei viaggi nello spazio. Recuperate da mercatini dell’usato e negozi di articoli religiosi, queste effigi di culto sono dei “ready-made” che l’artista trasforma attraverso la manipolazione manuale. Stampe antiche, ricordi della prima comunione e santini sono abbinati – tramite assonanze formali e non solo – a ritagli di immagini della NASA, di missili Shuttle e cosmonauti. Le aureole dei santi ricordano i caschi degli astronauti, il fumo dei razzi in partenza è sovrapponibile alle nuvole celesti, la decorazione di una raggiera di luce intorno alla testa di Gesù bambino è identica al contorno dell’oblò di una navicella spaziale. Un contrasto iconografico e culturale che l’artista ha vissuto personalmente, trasferendosi dagli Stati Uniti alla Sicilia e, come spesso nel suo lavoro, Aleksandra Mir riflette su aspetti della cultura popolare e di massa per creare dei cortocircuiti visivi che intendono mettere in discussione le nostre convinzioni più profonde. Utilizzando la chiave ironica che caratterizza gran parte del suo lavoro, l’artista pone in una relazione convergente espressioni di una cultura imperniata sull’idea di spazio, inteso come ulteriore territorio di conquista per l’uomo, con le testimonianze popolari della fede cristiana, lo sviluppo tecnologico e scientifico con la tradizione religiosa. Forse entrambe sono un tentativo di dare una risposta, in maniera profondamente diversa, all’eterna domanda dell’Uomo: cosa ci faccio qui?”

Valentina Bruschi