Una questione privata | 2007

23/10/2007 •

 

Una Questione Privata è una serie di elementi scultorei e immagini fotografiche. I lavori fanno parte di un un gruppo di opere che investigano le relazioni tra gravità, forma, percezione.

Le sculture sono costituite di frammenti di legno trovati, sui quali l’artista interviene. La superficie immediatamente visibile viene levigata e verniciata; mentre nelle parti semi nascoste allo sguardo, l’intriseca materialità e la ruvidità originaria del legno rimane sempre visibile. Piangiamore le descrive come oggetti necessari alla deformazione dello spazio, gli oggetti sottratti al loro stato di inerzia divengono catalizzatori di gravità. I pezzi sono in equilibrio precario, un minimo cambiamento di posizione metterebbe a repentaglio la loro statica. Sottratto all’inerzia #1 e #2 sono i titoli di due delle sculture. Non si teme il proprio tempo, è una questione di spazio, è costituito da due parti, due bracci sottili di legno flesso dalle estremità appuntite che ostruiscono l’ingresso alla seconda stanza dove è esposto l’autoritratto dell’artista – Io a 31 anni considernando un nonno falegname e uno geometra. Le immagini fotografiche sono il risultato di una forma di ‘attrazione’, fenomeno simile a quello gravitazionale, verso un oggetto inerte esposto ad una luce specifica. L’apparenza del soggetto è modificata dal fascio di luce, che lo estrania dal contesto e catalizza il nostro sguardo. Entrambi i titoli (generalmente) un fatto di gravità – si riferiscono alla teoria della Relatività Generale di Einstein, nello specifico alla capacità della gravità di deflettere la luce, comportandosi come una lente in grado di distorcere la geometria globale dell’universo, quindi l’apparenza delle cose. Una piccola fotografia – Una condizione remota – posizionata all’estremità più lontana di una stanza, rivela il processo alla base dei nuovi lavori di Piangiamore. Incorniciata dai medesimi frammenti di legno che appaiono nell’immagine, la dimensione della stampa dettata dall’effettiva lunghezza dei frammenti.

Il rigore e la natura sottilmente sovversiva degli intenti di Alessandro Piangiamore coesiste con una forma d’ironia che pervade tutto il suo lavoro, sintomatica del fraintendimento tra apparenza e potenzialità, tra concetto di verità e relativo.

“Mi impossesso di elementi quotidiani, in maniera tale da eludere la visione diretta delle cose e restare sempre in bilico tra l’apparente certezza delle cose e ciò che potrebbe essere”.