Frangiflutti

26/05/2022 • 29/07/2022

 

Magazzino è lieta di annunciare Frangiflutti, la quarta mostra personale di Alessandro Piangiamore in galleria. La mostra segue Quaranta (2016), Testimone di fatti ordinari (2011) e Una questione privata (2007), e presenta opere inedite concepite e realizzate per questa occasione.

Il titolo Frangiflutti si associa in modo piuttosto chiaro alla poetica di Piangiamore, da sempre orientato ad una funzione “riparatoria” dell’arte, una sorta di escapismo non difensivo, di evasione (o filtro) dal flusso di immagini in cui viviamo la nostra attualità. Piangiamore riafferma, nel suo lavoro, la potenza dell’immaginazione in senso lato, la sua capacità di fermare, deviare, arginare il fiume di stimoli che erode la nostra capacità di analisi. È interessante come nella sua ricerca, l’artista non attinga ad un immaginario vero e proprio quanto al mondo naturale e al quotidiano, quindi a ciò che abbiamo costantemente sotto gli occhi, per rielaborarlo in una forma che ne stravolge la percezione.

 

Così nella mostra, una collezione di terre (raccolte dall’artista durante i suoi spostamenti), viene trasformata in pannelli quasi monocromi, che appaiono come simulacri finiti ma che suggeriscono un passaggio di stato, in cui la materia è nuda, in purezza, ed è in questa purezza che mostra tutta la sua poesia. Una poesia fatta di granelli, sostanza, colore, senza premeditazione e senza vezzo, senza un fine propriamente estetico. Il Cacciatore di Polvere riflette sul ciclo della materia in modo paradossale, rendendolo celibe, privandolo di una premessa e uno sviluppo. Un continuo principio, razionale nella forma e nell’aspetto, che risponde all’irrazionale ossessione di mostrare la potenza visiva di ciò che i nostri occhi spesso ignorano.

Analogamente, ma con un esito formale completamente diverso, la serie di fotografie Acqua negli Occhi ritrae il paesaggio attraverso una lastra di ghiaccio usata come un filtro. Se ne Il Cacciatore di Polvere lo sguardo è giocoforza rivolto alla terra, in Acqua negli Occhi la terra non esiste, solo i colori (e la materia) di un cielo illuminato. Il filtro diventa forma, la suggestione di creature o di un paesaggio, su un “fondale” che ha estensione, profondità e colori infiniti.

 

Il cielo, come suggestione, è presente anche nelle opere della serie Qualche uccello si perde nel cielo presentate qui in grandi formati, in cui un notturno di stelle è popolato di piume cadenti. L’aspetto processuale tipico delle sculture di Piangiamore, in cui la premessa e l’esito formale dell’opera sono sottratti al controllo dell’artista, viene messo in relazione al processo meccanico della stampa. Il blu profondo è materia più che colore, la carta non è semplicemente supporto, ogni opera è l’immagine di un istante, unico, sfuggente, irripetibile.

 

Completa il percorso di mostra un lavoro, Giove Pittore di Farfalle, in cui sette sculture in vetro, lavorate a ricordare dei blocchi di ghiaccio, sono animate da altrettante luci manovrate a distanza da un demiurgo (possiamo immaginarlo macchina o uomo, sta a noi decidere quale dei due subire) che in modo imprevedibile ne dispone colori e intensità. L’arcobaleno, da sempre presente nel lavoro di Alessandro, diventa forse in modo definitivo qualcosa che non ha pace, non ha forma, e non risponde ad alcuna logica preordinata pur manifestandosi all’interno di un perimetro di oggetti e forme.

 

Alessandro Piangiamore è nato a Enna nel 1976. Vive e lavora a Roma. Tra le sue mostre più importanti ricordiamo le personali Marango, organizzata da Magazzino Italian Art, New York nel 2018, La Chair des Choses (Une rose et quatre vents), Espace d’Arts Plastiques Madeleine Lambert, Venissieux (2018), e La Chair des Choses (Dans la poussiere, les abeilles et le petrole font la lumiere), Centre d’Art Contemporain La Halle Des Bouchers, Vienne (2018), Quaranta, Magazzino, Roma 2016, Primavera Piangiamore al Palais de Tokyo nel 2014, Tutto il Vento che c’è alla Galleria Civica Segantini di Arco (TN) nel 2013 e alla GAMEC di Bergamo nel 2011. Tra le mostre collettive, Le Songe D’Ulysse, Fondation Carmignac, Porquerolles (2022), What’s New?, Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, Lugano (2020), Luogo e Segni, Pinault Collection – Punta della Dogana (2019), Da io a noi, Palazzo del Quirinale, Roma (2017), Time is out of joint, , La Galleria Nazionale, Roma (2017),  The Lasting, La Galleria Nazionale, Roma 2016; Not really really, Frédéric de Goldschmidt collection, Brussels (2016), Par Tibi Roma Nihil, NOMAS Foundation, Roma 2016; Meteorite in Giardino, Fondazione Merz, Torino 2014; Sletto e Corso, XXI Biennal de Selestat, Francia 2013; ReGeneration, Macro, Roma 2012; Mutiny Seemed a Probability, Fondazione Giuliani, Roma 2010; Le 50 Lune di Saturno, Triennale di Torino 2008. Nel 2015 ha vinto la XVI edizione del Premio Cairo per l’arte italiana. Il suo lavoro è presente in numerose collezioni private e pubbliche tra le quali: Magazzino Italian Art, New York, Martin Margulies Collection, Miami, Frédéric de Goldschmidt Collection, Bruxelles, Collezione Giancarlo e Danna Olgiati, Lugano, European Central Bank, Frankfurt, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Rome, Museo Macro, Rome, Collezione Intesa Sanpaolo, Turin, Nomas Foundation, Roma, Fondazione Giuliani, Roma, Regione Lombardia, Milan, Urbano Cairo, Milan.