Mirrors | 2004

11/06/2004 •

 

In occasione dell’uscita del terzo libro della fotografa americana Jeannette Montgomery Barron, Mirrors, il Magazzino d’Arte Moderna è lieto di presentare una selezione di fotografie tratte dal libro.
Jeannette Montgomery Barron esordisce come fotografa negli anni ottanta, ritraendo artisti e scrittori della scena newyorchese. Ritratti in bianco e nero, i più noti dei quali sono quelli di Andy Warhol, Jean Michel Basquiat, Cindy Sherman, Susan Sontag, Willliam Burroughs and Salman Rushdie. Nel 1990 Bruno Bischofberger pubblica il primo libro della fotografa: Photographs, Jeannette Montgomery Barron.
Nel 1991 la Montgomery Barron realizza una serie di nature morte, dove spesso oggetti d’uso comune si contrappongono a elementi naturali, ripresi nella loro imperfezione (fiori secchi, frutta in decomposizione…). Sei anni dopo The New Yorker commissiona all’artista un servizio fotografico sul poeta Jorie Graham, vincitore del Premio Pulitzer di quell’anno. Da questo incontro nasce il secondo libro, Photographs and Poems, pubblicato da Scalo nel 1998. Le poesie di Graham non sono commenti agli scatti, ma piuttosto traggono ispirazione dalle fotografie. L’equilibrio compositivo, che appare nelle nature morte, cela spesso un lato oscuro.
In quel periodo, Jeannette Montgomery Barron inizia una terza serie di fotografie che hanno come soggetto lo specchio. Poco soddisfatta dei tentativi di eseguire degli autoritratti, la fotografa utilizza gli specchi come metafora di se stessa. Ciascuna immagine è nel contempo un ritratto dell’artista e del suo stato d’animo, al momento dello scatto. Lo specchio nel suo significato letterale e metaforico: ciò che in ogni momento rimanda l’immagine appena catturata, come uno sguardo. Ogni specchio svela inoltre un altro lato, diventando un nuovo e profondo ritratto, che esamina aspetti latenti ma presenti benché non sempre visibili.
Il terzo libro di Jeannette Montgomery Barron, Mirrors, è pubblicato da Holzwarth Publications, con un testo dello scrittore Edmund White. Nel corso dell’ amicizia ventennale, con lo scrittore, la Montgomery Barron è sempre rimasta colpita dalla precisione con la quale White descrive le idiosincresie, le aberrazioni e le complessità del carattere dei suoi personaggi. Un perfetto completamento all’auto-analisi della Montgomery Barron.
Nel 2003 la Montgomery Barron si trasferisce a Roma. Ispirata dalla luce e dall’energia della città, ha iniziato a lavorare per la prima volta con il colore. Proseguendo la serie degli specchi, ciascun’immagine diventa paesaggio astratto.