Non è mai una questione di equilibrio | 2006

06/10/2006 • 06/12/2006

 

La personale di Pedro Cabrita Reis è il nuovo appuntamento con Altre voci, altre stanze/Other Voices, Other Rooms, a cura di Cloe Piccoli al Magazzino d’Arte Moderna.
Altre voci, altre stanze/Other Voices, Other Rooms ha scandagliato in questi anni, attraverso lavori site-specific, appositamente progettati e realizzati per Roma, alcuni degli aspetti più interessanti del complesso territorio in cui convergono arte e architettura.
Spazi astratti o praticabili, vere e proprie architetture o simulazioni virtuali, progetti in miniatura, o interventi in autentici edifici, opere pubbliche e lavori site-specific realizzati nelle personali di Massimo Bartolini, Atelier van Lieshout, Vedovamazzei, Daniele Puppi, Jonas Dahlberg, Alberto Garutti, Darius Ziura, Pedro Cabrita Reis per Altre voci, altre stanze/Other Voices, Other Rooms si inseriscono in un contesto di ricerca internazionale condiviso da artisti, architetti, e urbanisti.
Per questo progetto ogni artista ha realizzato un’opera in cui ha lavorato sullo spazio, mettendo in gioco il concetto di architettura nelle sue più ampie accezioni, dall’idea di architettura in senso politico, a quello sociale, antropologico, fino a toccare risvolti poetici e individuali.
Alcuni degli artisti invitati si sono relazionati in maniera diretta alla realtà urbana e architettonica, (Atelier van Lieshout, Alberto Garutti), altri invece hanno riflettuto sullo spazio come luogo dell’esperienza individuale (Massimo Bartolini, Daniele Puppi), Vedovamazzei ha considerato l’architettura nella sua valenza storica e antropologica, Jonas Dahlberg ha esplorato relazioni fra spazi individuali e condivisi, mentre Darius Ziura rintraccia forme architettoniche storiche e sociali nella fisionomia delle persone. In ognuno di questi approcci, lo spazio diventa uno strumento d’indagine e d’esperienza del reale, in cui pubblico e privato si intersecano, e la linea di demarcazione fra personale e collettivo è variabile.
Ora Pedro Cabrita Reis, fra gli artisti più interessanti del contesto internazionale per il suo lavoro sull’architettura, realizza per Altre voci, altre stanze/Other Voices, Other Rooms al Magazzino d’Arte Moderna Non è mai una questione di equilibrio, un importante lavoro site specific in cui l’intervento sullo spazio della galleria, evoca memoria e senso dell’architettura intesa, in maniera hegeliana, come arte prima e fondante di tutte le arti. Ma l’intervento in galleria è anche un preciso riferimento al contesto dello spazio di via dei Prefretti e della storia di Roma. Uno degli elementi costruttivi per eccellenza, una longherina d’acciaio fende il vuoto della galleria e squarcia un muro fermandosi a mezz’aria, in un equilibrio apparentemente precario. Cabrita Reis riflette su stabilità e precarietà, su pesi e leggerezze, su un’attitudine costruttiva come metafora dell’esistenza.

Dall’inizio degli anni novanta Pedro Cabrita Reis utilizza magistralmente materiali dell’architettura, cemento, mattoni, legno, acciaio, metalli, e frammenti di vere e proprie architetture, che affianca a elementi delle arti visive come smalti, pigmenti, luci al neon, per realizzare lavori poetici e immaginari, dalla forte valenza politica che raccontano memorie legate al contesto in cui sono collocate, e a quello da cui provengono. Significativi a questo proposito sono, ad esempio, I Dreamt Your House was a Line, (2003), all’University of Massachussets, Dartmouth, Longer Jorneys, (2003), agli Antichi Granai della Giudecca a Venezia per il Padiglione Portoghese della Biennale, o l’opera realizzata nel 2005 per ARCOS il Museo d’Arte Contemporanea del Sannio a Benevento.