Ti do la mia giovinezza | 2014

29/05/2014 • 04/10/2014

 

Magazzino è lieta di annunciare la seconda mostra personale di Mircea Cantor Ti do la mia giovinezza. Due anni dopo la personale al MACRO nel 2012, Cantor (Oradea, 1977 vive e lavora a Parigi) presenta un progetto espositivo basato su nuove opere, create appositamente per gli spazi della galleria.

Nelle opere di Mircea Cantor convivono una semplicità formale ed estetica e forti connotazioni poetiche e politiche, dove “politico” va inteso come capacità di azione sul presente e il particolare (spesso il soggetto, inteso come persona) attraverso suggestioni di carattere universale.

Future Gifts è un’opera basata su una grande installazione realizzata nel 2008 alla Kunsthalle Mucsarnok di Budapest, con sette sculture in cemento (di diversi formati) raffiguranti dei pacchi da regalo, di cui era visibile soltanto il nastro con il fiocco. I Future Gifts del 2014 sono realizzati in tre materiali diversi per un totale di ventuno sculture sparse nello spazio della galleria. Come il gioco di parole del titolo suggerisce, Future Gifts attua un cortocircuito in cui il dono (per definizione qualcosa di dato, ceduto, esistente) è esposto come un vuoto, che apre al futuro la possibilità di concretizzarsi. Sebbene il vuoto sembri negare la natura del dono, Cantor stabilisce in questo una potenzialità positiva, universale, di genuina e naturale aspirazione al compimento.

La dipendenza numerica tra gli elementi di Future Gifts (sette esemplari moltiplicati in tre materiali diversi), giustamente evidenziata dal testo di Giacinto di Pietrantonio, caratterizza anche l’opera Il A.M. della mia vita in cui una moneta antica d’oro è messa in equilibrio su un piccolo recinto, formato di tre barre di ferro orizzontali e sette verticali. Tra le suggestioni di questi lavori, è opportuno rilevare quelle legate alle idee di limite – il nastro che delimita il vuoto/dono, il recinto che isola una porzione di spazio non più accessibile – e di aspirazione: la moneta, l’oggetto prezioso al di fuori della nostra portata e in bilico perenne tra il “nostro” spazio e uno cui non possiamo accedere, così come il dono che diventa anch’esso metafora di desiderio e di appagamento, entrambi proiettati in un luogo sia virtuale (ovvero nel vuoto) che fisico (di là del limite/recinto), ma comunque fuori dalla nostra portata sensibile. Cantor opera una sorta di operazione a togliere, il cui risultato è un insieme di vuoti, fisici e metaforici, che però, pur restando in un non definito “oltre”, suggerisce nella negazione l’atteggiamento positivo della possibilità futura.

Terza opera in mostra è la scultura in filo neon che da’ il titolo alla mostra, Ti do la mia giovinezza. In questo semplice statement può essere inscritto un significato profondo, la giovinezza intesa come stato mentale, di aspirazione ai grandi ideali, l’amore, la gloria, la vita, l’oltre. La giovinezza come merce di scambio, forse, ma soprattutto come materia di sacrificio, quale ultimo (e forse unico) elemento di cui possiamo essere realmente proprietari nel corso della nostra esistenza.

Il percorso espositivo si completa, idealmente, con il video Regalo in cui un bambino recita, in modo diretto, innocente nei contenuti e spontaneo nel tono di voce la frase che dà il titolo all’opera. Ciò che è suggerito come dato o negato in questa mostra trova un suo controcanto, ma anche un suo ulteriore compimento in quest’opera che nella sua semplicità disarmante, rimanda ancora una volta una dimensione universale. Paradossalmente, se Ti do la mia giovinezza sembra suggerire un epitaffio, Regalo sancisce un elogio. La giovinezza che nega se stessa, sospesa in un presente-futuro di cui forse, a questo punto, potremmo come testimoni essere più consapevoli.