Twice upon a time

17/10/2003 • 06/12/2003

 

Sislej Xhafa, vive attualmente tra l’Italia e New York, città che ha scelto “per le sue contraddizioni e per le sue incertezze”. Nel suo lavoro tende a sollecitare maggiore consapevolezza e riflessione intorno alle trasformazioni ed ai problemi dovuti alla complessità delle società moderne. Xhafa mette in gioco, spesso con stridente ironia, i pregiudizi legati a queste tematiche, mutando ogni volta la forma espressiva.

“Mi servo della creatività per radiografare e mettere in discussione le istituzioni, l’economia, il turismo, la legalità imposta e l’illegalità imposta, le relazioni geografiche”. Una pratica artistica che non può prescindere dal tentativo di interagire col reale e da una certa radicalità, pur prestando grande attenzione all’aspetto formale del lavoro ed alla specificità del linguaggio visivo. “Sono un ribelle semplice. A volte essere radicali è semplicemente bere dell’acqua o dormire. L’azione istintiva è sublime e basta a sé stessa… In realtà offro una visione più rassicurante per il futuro dell’Europa, la cui nuova identità dovrà tener conto dei nuovi arrivati… Presto il Primo Ministro francese sarà di origini nordafricane… I miei “gangsters” sono innocenti come la “Gioconda” di Leonardo… La gente dovrebbe rimettere in discussione il proprio modo di guardare “l’altro” (brani tratti da una intervista con Jerôme Sans).

Come di consueto l’artista non rivela nulla a proposito del lavoro che presenterà per lasciare allo spettatore l’impatto emotivo con le sue opere. La figura simbolica dell’eroe, colui che interviene con coraggio fino al cosciente sacrificio di sé per una ragione o un ideale che egli ritiene giusto, il concetto di Nazione, come complesso di individui legati ad una stessa lingua, storia, civiltà di cui fanno patrimonio comune, spesso esclusivo, e infine il concetto di furto come sottrazione di un bene a colui che lo detiene per i propri fini di arricchimento sono i temi affrontati nella mostra “Twice Upon a Time”, pensata per gli spazi della galleria.

Un testo di Teresa Macrì sul lavoro presentato sarà pubblicato per l’occasione.