Warped time | 2007

23/10/2007 •

 

Sei file di mattonelle, precariamente accatastate l’una sull’altra, costituiscono la struttura del più recente lavoro ‘in-progress’ di Gianluca Malgeri. Con quest’opera Malgeri prosegue la sua indagine che ha come oggetto di ricerca la stufa, come nei precedenti Torre di Ishstar (2004), Faro di Alessandria (2006), e Torre di Arianna (2006). Assieme, le quattro sculture non costituiscono solamente un’investigazione di una forma generica, ma potrebbero essere considerate come elementi costruttivi di una più ampia struttura, forse anche i pilastri di una nuova architettura utopica urbana. Un altro elemento, parte dei tentativi di Malgeri, è Amphora (2007). Il suo interesse per l’architettura è evidente in collages come Città del sole (2004), in cui ha assemblato fotografie ritagliate di mattonelle e tappeti che vanno a formare un intricata struttura spaziale. Strato su strato, disposti semplicemente, i collage delineano una visione architettonica che fa da sfondo al progetto delle torri. Nella scultura di Malgeri il fuoco ardente della  stufa è sostituito dal leggero brillio e calore delle candele, che più che riferimento ad una funzione pratica è associato ad intimità ed accoglienza. Abitante della sfera intima e domestica, la stufa è un oggetto che appartiene al quotidiano. Ma nella versione di Malgeri, il quotidiano è affiancato all’estraneo: l’artista non tenta di appianare le giunture della superficie, rifiuta l’apparenza levigata e patinata del design contemporaneo. Il suo lavoro è invece un gesto poetico, che attinge alla tradizione dell’Arte Povera e al suo intento di unire arte e vita. Le mattonelle, domestiche, di vario colore, forma e dimensione, unite, creano nuovi assemblaggi che preservano come nucleo centrale un’idea di fragilità e disgiunzione.
La relazione di Malgeri, un italiano che vive a Berlino, con le mattonelle utilizzate per le stufe tedesche è quella di uno straniero, un osservatore, un artigiano, il quale è solo in parte a conoscenza della tradizione con cui si confronta. L’artista descrive il proprio lavoro come un caso di ‘pseudo-archeologia’. L’elemento da cui scaturisce l’intero progetto delle torri è il ritrovamento di un frammento di pietra per le strade di Berlino. Ma invece di scavare come in sito archeologico, si è accordato con un commerciante: il mucchio di mattonelle con cui sono state costruite le torri sono state acquistate da un mercante d’usato.
Come un archeologo visionario Malgeri indaga la memoria degli oggetti attraverso associazioni immaginarie, unendo frammenti, e suggerendo possibili narrative. Le sue strutture non sono ricostruzoini attendibili di un era passata, ma la proiezione della storia nel futuro, utilizzando nuove strutture che delineano il suo universo.
Il frammento ritrovato è conservato e presentato in una teca di vetro.